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L’Unione europea apre un ufficio di rappresentanza in Groenlandia


Bruxelles afferma così la sua presenza nell’Artico, dove lo scioglimento dei ghiacci sta liberando risorse minerali ed energetiche da sfruttare. Ma anche Russia e Cina hanno interesse a posizionarsi nella regione

Per Haugaard, rappresentante della Commissione europea in Danimarca, ha annunciato che l’Unione europea aprirà un ufficio di rappresentanza in Groenlandia, nella capitale Nuuk. Pur godendo di un ampio autogoverno, l’isola fa parte del Regno di Danimarca (membro dell’Unione), al quale è vincolata anche economicamente: i sussidi provenienti da Copenaghen valgono più della metà del prodotto interno lordo groenlandese.

Le tempistiche non sono chiare, ma l’ufficio dovrebbe aprire nei primi mesi del 2023. Servirà – perlomeno nelle intenzioni – all’Unione europea per rafforzare la cooperazione con le autorità groenlandesi e affermare così la sua presenza nell’Artico, una regione sempre più “calda” dal punto di vista geopolitico, dove lo scioglimento dei ghiacci sta liberando risorse minerali ed energetiche da sfruttare e nuove frontiere marittime da proteggere.

Per tempi e per dimensioni, l’ufficio di rappresentanza non sembra però commisurato alle ambizioni di Bruxelles: altre nazioni, sia amiche che rivali, si sono già mosse; la struttura, poi, ospiterà appena tre o quattro funzionari. La collaborazione con Nuuk, inoltre, è complicata dai sentimenti indipendentistici-secessionistici della sua (piccola: poco più di 55mila persone) popolazione. E dagli interessi particolari degli Stati Uniti, soprattutto, che assegnano un grande valore strategico all’isola: politicamente è legata all’Unione europea, ma la geografia l’ha collocata nel Nordamerica.

La Groenlandia ha sempre avuto, fin dalla Seconda guerra mondiale, un valore difensivo per gli Stati Uniti: c’è la base di Thule; ci sono piste di atterraggio; ci sono sensori e apparecchiature varie che permettono di individuare in anticipo, prima che raggiungano la madrepatria, eventuali minacce missilistiche. Oltre alla difesa, il controllo della Groenlandia garantisce a Washington la possibilità di proiettarsi sul mar Glaciale artico e quindi di monitorare le rotte commerciali e i movimenti di imbarcazioni militari. Alla corsa al Grande nord partecipano infatti la Russia e la Cina, le due principali potenze rivali dell’America.

Gli interessi di Russia e Cina

Gli interessi geopolitici degli Stati Uniti non sono completamente antitetici a quelli dell’Unione europea, ma nemmeno perfettamente coincidenti. Una distanza ben maggiore c’è invece con quelli della Cina, che pure ha interesse a posizionarsi nell’Artico – si è dotata da tempo di una strategia regionale e parlò del desiderio di realizzare una “Via della seta polare” – e in particolare in Groenlandia, nonostante la lontananza geografica.

Al di là della retorica, però, Politico ha fatto notare come nei fatti l’espansione di Pechino nell’estremo settentrione non sia così significativa, se si esclude l’Artico russo. La sua presenza diretta in Groenlandia, ad esempio, si limita a una cinquantina di lavoratori migranti nell’industria peschiera. Quanto agli investimenti in progetti infrastrutturali o minerari, come quello di Kvanefjeld sulle terre rare e l’uranio, sono stati sospesi o cancellati. La Cina avrebbe voluto acquistare una vecchia stazione marittima utilizzata un tempo dalle forze danesi, ma non se ne fece niente per via dell’opposizione americana. La società edile cinese CCCC puntava a costruire due aeroporti sull’isola, ma finì per rinunciare.

Rasmus Gjedssø Bertelsen, professore all’Università artica della Norvegia, ha spiegato a Politico che “ci sono dei chiari limiti a ciò che gli Stati Uniti tollerano, e li hanno precisati al Regno di Danimarca: non accettano investimenti cinesi in Groenlandia”.

Quanto alla popolazione groenlandese, un sondaggio del 2021 dell’Università della Groenlandia ha mostrato come questa non consideri la Cina una grossa minaccia e vorrebbe anzi intrattenervi rapporti economici positivi, pur preferendo di gran lunga il rafforzamento delle relazioni con l’Islanda e il Canada. Pechino, tuttavia, è a oggi un partner commerciale di rilievo per Nuuk, che vi esporta prodotti ittici, ghiaccio e pelle di foca.

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