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Sogno cinese

Hanno ammazzato Bo. Bo è vivo.

La parola fine sulla vicenda giudiziaria e la parabola politica di Bo Xilai, l’uomo che ha osato troppo ed è stato schiantato dal Partito Comunista. Con una sentenza d’appello prevedibile e prevista, la corte che ha giudicato Bo Xilai ha confermato il giudizio del primo grado: ergastolo.

Domani sentenza d’appello per Bo Xilai (e qualche numero sulla corruzione in Cina, dal 2008)

Domani venerdì 25 ottobre si conoscerà l’esito del processo d’appello contro Bo Xilai; l’evento chiuderà la vicenda giudiziaria dell’ex capo di Chongqing, già condannato in primo grado all’ergastolo per corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere.

La Rivoluzione Culturale: i ricordi, i pentimenti e Mao Zedong

Cos’è stata la Rivoluzione Culturale? Un evento – che si fa partire dal 1966 e terminare con la morte di Mao, avvenuta dieci anni dopo – di sicuro in grado di scardinare ancora oggi ricordi, sofferenze e memorie dai toni molti diversi tra loro. Di sicuro è un omesso storico, un evento sul quale la Cina non ha proceduto ad un’elaborazione collettiva.

I numeri – e le amanti – della corruzione in Cina

129 funzionari di alto rango, 22617 casi che coinvolgono 30938 persone con l’accusa di corruzione tra gennaio e agosto: sono alcune delle cifre rese note dagli organi giudiziari cinesi in questi giorni. «Il numero di casi – ha scritto il China Daily – è stato del 3,6 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il numero di persone indagate è aumentato del 3,8 per cento e 7080 dei casi sono partiti a seguito del suggerimento del pubblico»

Un’altra tigre: sotto inchiesta il sindaco di Nanchino

Ji Jianye, sindaco di Nanchino (posizione assimilabile a quella di viceministro nelle gerarchie politiche cinesi) è sotto accusa per corruzione. Secondo quanto riportato dal Quotidiano del Popolo, il potente funzionario sarebbe accusato di aver preso 3 milioni di dollari in tangenti. Ji è dato attualmente sotto la cosiddetta shuanggui, provvedimento disciplinare cui sono sottoposti i quadri di partito.

Il valore economico dei social censurati nell’internet cinese

In un paese nel quale l’internet risulta censurato e controllato, la possibilità che alcuni dei siti vietati, vengano «liberati», scatena una sorta di competizione interna. Nei giorni scorsi infatti era uscita la notizia secondo la quale nella nuova zona di libero commercio di Shanghai si sarebbe potuto navigare liberamente su Facebook, Twitter e sul sito del New York Times. Tutti e tre i siti risultano al momento «spenti» in Cina, benché facilmente accessibili con una virtual private network. I due social network sono chiusi in Cina dal 2009, il sito del quotidiano americano è stato censurato nell’ottobre 2012 a seguito del reportage sulle ricchezze dell’allora premier cinese Wen Jiabao (un’inchiesta che è valsa al New York Times, il Premio Pulitzer).

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