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Editoriale


La libertà è dolce”. Mahmud, giornalista cinquantenne,mostra una bocca sdentata e un sorriso da bambino. Un anno fa l’avevo incontrato dietro le bandiere della Cgt , il sindacato tunisino, mentre sfilava per avenue Bourguiba a Tunisi. Ci siamo riparati dietro un muretto di un condominio dai colpi della polizia e dei reparti speciali allora ancora fedeli a Ben Ali.

La libertà è dolce”. Mahmud, giornalista cinquantenne,mostra una bocca sdentata e un sorriso da bambino. Un anno fa l’avevo incontrato dietro le bandiere della Cgt , il sindacato tunisino, mentre sfilava per avenue Bourguiba a Tunisi. Ci siamo riparati dietro un muretto di un condominio dai colpi della polizia e dei reparti speciali allora ancora fedeli a Ben Ali.

Il 14 gennaio 2011 la capitale del Paese era in festa: Ben Ali era fuggito in Arabia Saudita assieme alla moglie Leila Trabelsi, l’odiata parrucchiera corrotta. Nei giorni seguenti vennero saccheggiate solo due case della famiglia Trabelsi. Quindi intervenne l’ordine postrivoluzionario. 
Ad ottobre si sono tenute in Tunisia le prime consultazioni libere per eleggere l’Assemblea costituente. File interminabili di uomini, donne, giovani, vecchi, studenti hanno atteso ore per poter votare. Queste prime elezioni, svoltesi nel primo Paese della regione che si ribellava a un regime, sono state un successo. Hanno vinto gli islamisti di En-nahdha, ma non si sono
registrati brogli: sono state elezioni libere.
Non si può dire altrettanto delle elezioni egiziane. Il dittatore Mubarak è in carcere, ma i ragazzi di piazza Tahrir hanno perso: a vincere è stata la giunta militare.
In Libia, invece, a comandare in questa fase è un variegato quanto confuso mosaico di milizie in contrasto fra loro. Qui sono troppi i morti, troppe le ragioni dell’odio e profondo il desiderio di vendetta.
In Siria l’esercito continua a sparare sui manifestanti. Homs, teatro di scontri violentissimi e accerchiata dalle forze di sicurezza, è ormai una città spettrale. Assad promette riforme che non arrivano, come del resto non arrivano sanzioni, grazie all’appoggio iraniano e agli aiuti militari russi.

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