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Un pastiche politico si conclude tragicamente


La storia recente dei rapporti tra Usa/Occidente e Russia non brilla per saggezza né per genio politico. Russofobia da un lato e rancorosa frustrazione dall’altro hanno puntualmente preparato l’attuale scontro militare, che nessuno sa ancora come disinnescare

La guerra in corso andava maturando da circa trent’anni; le sue radici riposano nella Guerra fredda e in una mentalità che non è evoluta anche dopo che essa è stata sepolta, almeno nominalmente, e in atteggiamenti politicamente poco saggi da ambo le parti. È sempre complicato dare una valutazione obiettiva delle condizioni che hanno portato alla situazione di conflitto nella quale si trova l’Europa intera, letteralmente dall’Atlantico agli Urali, specie a guerra in corso e con i teleschermi invasi da immagini ad alto impatto emotivo.

Che si tratti di una aggressione non vi è dubbio; che si tratti di una guerra di conquista è altrettanto vero, con obiettivi chiari all’inizio ma in cui l’impreparazione e l’imperizia dei militari russi hanno di fatto spostato i paletti di quanto è possibile e raggiungibile per l’inquilino del Cremlino. Forse lo si è considerato fin troppo razionale, ritenendo che la limitata sostenibilità dell’economia russa lo rendesse più realista di quanto non sia. O forse egli è stato ingannato dai suoi propri militari che gli hanno dipinto come raggiungibili in poco tempo obiettivi che non lo erano, ingannati a loro volta dalla propria intelligence o dalla narrativa prevalente.

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