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Haiti, terra di speranza


Dopo l’omicidio di Moïse, la situazione è tesa e il futuro del Paese incerto. L’ex Ministro della Difesa Jean Walnard Dorneval descrive le prospettive della metà haitiana della piccola isola caraibica

Dopo il drammatico assassinio del Presidente Jovenel Moïse, avvenuto ai primi dello scorso luglio per mano di uno squadrone della morte arrivato pare dalla Colombia su ordine di boss locali che ambivano, e ambiscono tutt’ora, a prendere il potere, nella piccola metà di questa isola caraibica (l’altra parte è la Repubblica Dominicana) si continua a vivere in un clima di terrore, peggiorato ancor di più da diverse calamità naturali e da continui episodi di violenza.

Dopo i moti di strada esplosi in seguito all’assassinio di Moïse, il 14 agosto scorso è arrivato un fortissimo terremoto. Oltre 650.000 persone sono state colpite da un un’onda di magnitudo 7,2. I morti registrati sono stati 2.247, i feriti 12.763, le case distrutte 83.000. Appena due giorni dopo questo disastro sull’isola si è abbattuta con tutta la sua forza distruttrice la tempesta Grace, provocando frane e inondazioni.

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