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Ue, essere o non essere una Unione?


La guerra in Europa ci impone una scelta. Oggi Bruxelles si trova davanti al suo più grande bivio storico che, nel bene o nel male, cambierà per sempre il volto del blocco. Ma sotto attacco non sono i confini di Washington

Qui si fa l’Europa o si muore. L’Unione europea si trova davanti al suo più grande bivio storico, un turning point epocale che, nel bene o nel male, cambierà per sempre il volto del blocco. Sempre che la Ue voglia realmente sopravvivere alle sfide poste — e un po’ imposte — dalla nuova realtà globale, che cerca di risollevarsi dalle macerie lasciate dal passaggio del Covid-19 e vede accrescere partnership senza limiti, come quella immaginata da Russia e Cina, che promettono di costruire un nuovo ordine mondiale alternativo a quello occidentale.

Bruxelles necessita di profonde riforme strutturali. Non scopriamo certamente nel 2022 che l’Unione europea deve velocizzare le modifiche al processo decisionale per essere realmente competitiva sul palcoscenico internazionale. Ma l’invasione della Russia in Ucraina ha posto l’accento sulla mancanza di quei tasselli fondamentali per la tenuta della Ue, che rispondono ai temi della politica estera e della difesa comune. La prima, così com’è concepita, ha dimostrato tutta la sua fragilità nel fallito tentativo di dissuadere Vladimir Putin dall’intervento militare; la seconda, è di fatto inesistente, vivendo nell’ombra di una vera organizzazione politico-militare, la Nato, nata proprio per rispondere ai bisogni difensivi dei confini del Patto atlantico.

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