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Germania: il dopo Merkel è verde?


Nati come estremisti ecologisti, i Verdi tedeschi oggi si battono per l’ambiente e i diritti sociali ma in politica estera sono pragmatici ed eclettici

“Sono la speranza d’Europa e il nemico numero uno dell’estrema destra”: non poteva essere più chiaro il sostegno del New York Times ai Verdi tedeschi, il partito che ha più possibilità degli altri di chiudere la lunga stagione di dominio della Cdu di Angela Merkel sulla Germania e, di conseguenza, sulla politica europea.

Se è vero l’aforisma di Gramsci per cui la storia di un partito è quella, in piccolo, di una nazione, andare alle origini delle cose ci permetterà di capire meglio perché il mondo liberal vede con tanta simpatia i Grünen. Fu alla fine degli anni Settanta che si raggiunsero le condizioni ottimali per la condensazione tra gli elementi della sinistra contestataria sessantottina, quelli del neonato movimento ambientalista che protestava contro l’inquinamento urbano e le piogge acide che distruggevano le secolari foreste tedesche, e quelli del pacifismo impegnato contro l’istallazione dei missili nucleari Pershing II puntati contro il Patto di Varsavia. A manifestare c’erano anche i genitori dell’attuale leader del partito Annalena Baerbock, due hippies di Hannover che avevano lasciato la città per vivere in una fattoria.

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